Carissimi amici,

Dopo tanto silenzio, é l’ora di raccontarvi le molte cose che sono successe in questi pochi mesi.

Al mio ritorno in Paraguay,  alla fine di gennaio, mi sono incontrata con la triste notizia della decisione della Fondazione del Padre Aldo Trento di chiudere definitivamente la “Casita de Belén”, la casa di protezione per bimbi orfani o con problemi familiari nella quale stavo prestando servizio. Contemporaneamente, peró, il Signore, attraverso l’Arcivescovo di Asunción, mi stava chiamando a un servizio di comunione, formazione e missione con la Comunitá delle Famiglie Missionarie di Cristo, una bellissima realtá che é nata proprio in Paraguay da una decina di anni e che, in poco tempo, si é sviluppata ed é cresciuta tantissimo, per Grazia di Dio e per il bene della Chiesa. Da circa un anno, la Comunitá delle Famiglie Missionarie ha incominciato a svolgere il suo apostolato missionario anche in Argentina, Uruguay, Brasile, Messico, e specialmente in Venezuela e Cuba che sono paesi attualmente in grande difficoltá e bisogno. Sono cosí nate comunitá di Famiglie Missionarie anche in questi paesi e giá é arrivata una richiesta di aiuto e di missione da parte dello stato del Texas negli Stati Uniti d’America.

La Chiesa appoggia e incentiva questa bella realtá attraverso i Vescovi e attraverso l’Ufficio delle Pontifice Missioni Estere, e, in alcuni casi, le Famiglie Missionarie sono state invítate proprio da Parroci o Vescovi.

La spiritualitá delle Famiglie Missionarie é quella di portare senza sosta l’annuncio della Salvezza a tutti e in particolare alle famiglie. Ho avuto la grazia di incontrare e di condividere con persone veramente consegnate al Signore, che vivono un’appartenenza alla Chiesa piena di amore e di dedizione.

Le famiglie missionarie vivono ciascuna nella sua realtá e nella sua parrocchia e si ritrovano una volta alla settimana in comunitá per la preghiera e la formazione. Ogni famiglia si impegna alla lettura quotidiana del Vangelo e delle letture del giorno, meditándole brevemente insieme, genitori e figli.  Poi ogni matrimonio ha un’ora di adorazione eucarística alla settimana e la confessione possibilmente almeno una volta al mese, dipendendo anche dalla disponibilitá del sacerdote. Tutte le famiglie che possono, compatibilmente con il lavoro e sempre con la presenza o no di sacerdoti, cercano di partecipare quotidianamente alla Santa Messa. In comunitá, poi, si decide dove e quando missionare e ci si incarica di organizzare tutto ció che occorre. Dopo aver ottenuto il permesso del parroco o del vescovo del luogo, le famiglie cominciano la visita casa per casa e propongono anche un ritiro spirituale, diretto principalmente agli sposi e alle coppie.

La missione, poi, deve essere il frutto di un sacrificio e di un impegno che compromette tutta la famiglia, in quanto richiede disponibilitá di tempo e di energía e anche di un contributo económico che tutta la comunitá offre, ciascuno secondo le sue possibilitá, affinché si possa realizzare la missione (combustibile, veicolo, materiale, ecc.). Inoltre, ogni comunitá puó decidere liberamente di aiutare económicamente, per il tempo che sia necessario, anche altre comunitá nate recentemente o che sono piú in difficoltá o vivono in situazione di povertá (le famiglie del Paraguay, Uruguay, Argentina e Messico, stanno facendo il possibile per inviare periodicamente qualcosa alle comunitá del Venezuela e di Cuba che vivono attualmente una grande precarietá. Per esempio, le famiglie in Venezuela ci comunicano che lí si mangia una sola volta al giorno e che molte famiglie sono in situazione di indigenza).

Non c’é ámbito che sia precluso alla missione. Da quando sono qui, infatti, con altre tre persone della comunitá, vado a visitare le recluse nel carcere cittadino del Buon Pastore. É un’esperienza di cui ringrazio immensamente il Signore perché mi sta facendo toccare con mano i miracoli della grazia di Dio. In mezzo a tante situazioni ed esperienze disperate di droga, furto, omicidio ed estorsione, incontro donne che si sono aperte all’azione dello Spirito Santo e che, sinceramente pentite, stanno facendo un cammino di conversione e di fede che io neanche sfioro con un dito.  Tantissime volte, ho sentito questa testimonianza: “io sono qui perché me lo merito sorella, peró quando guardo il crocefisso, dico che Lui invece non ha fatto nulla di male e Gli chiedo di perdonarmi e di accogliermi tra i suoi”. É la storia del buon ladrone, il primo che tra tutti é entrato nel Paradiso con Gesú.

La maggior parte delle donne che conosco,  mi parla della sua famiglia, in particolare dei figli e mi chiede di andarli a trovare, di verificare come stanno. Un’altra volta Dio mi manda ai suoi piccoli. Ho visitato la famiglia di una donna che é incarcere da tre anni. I figli sono rimasti soli e dipendono dalla figlia piú grande che oggi ha appena 18 anni. Quando la mamma é entrata in prigione per spaccio di droga, lei ne aveva solo 15 e ha dovuto lasciare la scuola e dedicarsi ai suoi tre fratelli. Di questa ragazza mi ha colpito il volto stanco segnato dalla sfiducia di poter avere una vita felice.

Anche a lei e ai suoi fratelli, abbiamo lasciato l’annuncio della Salvezza che Dio ci ha donato con la morte e resurrezione di Gesú Cristo, perché ci ha amato e ci ama di un amore eterno e fedele. A noi, l’urgente passo della conversione sincera e profonda per aprirci sempre di piú alla Grazia della Salvezza.

É impressionante quando, soprattutto la domenica sera, arrivano le comunicazioni delle comunitá che sono uscite in missione. É un fuoco che si spande senza sosta e che tutto lo avvolge con gioiosa dedizione: ospedali, parrocchie, comunitá indigene, asentamienti, zone di cittá, di campagna, del chaco, anche nelle zone piú lontane e isolate.

Poi, vedo che molte coppie si rendono disponibili a seguire e ad aiutare altri matrimoni o famiglie in difficoltá, che nessuno é escluso e che da questa realtá, cosí viva e attenta all’evangelizzazione della famiglia, sorgono adolescenti e giovani con la stessa carica missionaria e con una salda vita di preghiera.

Proprio con la comunitá delle Famiglie Missionarie, abbiamo anche deciso di intraprendere un’opera di caritá e di misericordia, che sia anch’essa  frutto della missione e della séquela di Gesú Cristo. Anche in base alla mia esperienza, e come attenzione verso coloro che una famiglia non ce l’anno, abbiamo deciso di aprire una casa di accoglienza per bambine orfane o allontanate per motivi di violenza o abuso. Naturalmente, c’é anche la intenzione di riscattare almeno alcune delle bimbe con le quali vivevo fino a tre mesi fa. É uno sforzo che si basa únicamente nella fiducia cieca nella Divina Provvidenza e nell’aiuto di chi, anche tra voi, vorrá partecipare con quello che puó. Nonostante, proprio in questo periodo, stia lottando contro la montagna di documenti che la burocrazia mi richiede per avere l’approvazione della Segreteria Nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza (in quanto riceveremo anche casi giudizializzati), lo Stato non é in grado di passare proprio nulla per il sostentamento di queste opere di caritá, cosí che tutto si fonderá sull’aiuto e sulle offerte. Di questo, tuttavia, non voglio preoccuparmi perché sará compito della Direttora Generale della Casa di Accoglienza che é la Madonna. Lei é la direttrice gestionale, amministrativa, educativa e spirituale di questa casa che é totalmente dedicata e consacrata a Lei. Si chiama, infatti, MATER  DEI, che in latino significa Madre di Dio. Lei, inoltre, ha giá pensato quali sono le bimbe che, per prime, abiteranno, speriamo giá il prossimo mese, la sua casa. Parlo al femminile, perché la casa non ci da la possibilitá di dividere adeguatamente maschi e femmine.

Un’ultima cosa che volevo condividere con voi e che, ancora una volta, mi mette alla scuola del Vangelo, é il fatto che, a differenza della Fondazione di Padre Aldo dove i benefattori sono principalmente i ricchi impresari e politici del paese, l’opera della Mater Dei sta nascendo grazie allo sforzo e all’interessamento amoroso di famiglie comuni, anche molto umili. Ciascuno partecipa come puó, anche con un biglietto da diecimila guaranies o, come un giovane papá che realmente é molto povero e che é venuto a potare gratuitamente gli alberi del giardino che danneggiavano il tetto della casa.

La casa é una casa normale, non tanto grande, ma suficiente per poter cominciare con una decina di bimbe e adolescenti e, soprattutto, é il frutto di una decisione comunitaria, di un interessamento da parte di famiglie che vivono con gratitudine verso Dio, che sempre ci chiama a non accontentarci.

Spero che anche voi avrete voglia di partecipare e di aiutare come sempre avete fatto fino ad ora e spero anche che Gesú Cristo ci dia l’opportunitá di farvi conoscere personalmente la Comunitá delle Famiglie Missionarie. Non sia che tra voi giá ci siano famiglie che il Signore ha preparato e chiamato proprio a questo, come la risposta a ció che da tempo portavano nel cuore. La missione genera discepoli che a loro volta vanno in missione, affinché tutti, e soprattutto le famiglie, ricevano l’annuncio della Salvezza e si aprano a una vita cristiana che é gioia e pace nel Signore nostro Gesú Cristo.

Vi saluto chiedendovi umilmente un ricordo nella vostra preghiera e spero poter inviarvi, il piú presto possibile, le foto delle prime bimbe che inaugureranno la Mater Dei.

A Cristo per Maria,

con tanto affetto, amicizia e gratitudine,

Suor Mariagrazia